Franco Trincale

PENSU, CHIUDU L’OCCHI E SCRIVU

Poesie e disegni di un cantastorie

Introduzione di Mauro Geraci

Le strade bianche di Stampa Alternativa- Pirigliano (GR)- 2020- pp.198 - € 10,00

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Franco Trincale è tra i più longevi e prolifici cantastorie italiani. Nato nel 1935 in Sicilia, a Militello, ma tra piantato dagli anni Sessanta del Novecento a Milano, dove ha svolto la sua carriera artistica e dove tuttora vive con Lina, la sua amata compagna di vita. Conosciuto non solo in Italia per il suo impegno sociale e di denuncia accanto alle lotte delle classi subalterne, ma contemporaneamente sempre attento ai fatti, ai rapidi cambiamenti che avvengono nella società attuale. Nella sua lunga carrera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, ma è anche stato spesso oggetto dell’attenzione non sempre benevola delle autorità  costituite. Diverse sue ballate sono diventate conosciute da un ampio pubblico e sono riportate in libri ( Lamento per  la morte di Giuseppe Pinelli) o erano cantate nei cortei operai come Siamo quelli dell’Alfa Romeo o Il Fischietto dell’ operaio, vere e proprie colonne sonore degli anni Settanta

Oggi, a ottantacinque anni, Trincale  lasciata la piazza reale per quella virtuale, propone con questa corposa raccolta di poesie un nuovo aspetto della sua poliedrica creatività, un Trincale sconosciuto che riflette e racconta in maniera più intimistica ma non per questo meno incisiva.

Lasciamo alle parole di Mauro Geraci che da anni è vicino a Trincale e che ha seguito tutte le fasi di realizzazione del volume, scrivendone l'introduzione, di portare il lettore nel”nuovo mondo” di Franco Trincale.

Il libro non è una consueta raccolta di poesie. Contiene, infatti, molte più“cose” (così come le chiama Franco) e, già nel titolo, il pensare e lo scrivere sono paradossalmente associati alla chiusura degli occhi, riproponendo una venerazione per la cecità che risale a Omero, Esiodo, ai primi aedi greci e Maestri di Verità  che tanto erano ciechi quanto più si riteneva avessero la possibilità di aprire gli occhi della mente, di vederci più chiaro e lontano e, quindi, con la poesia e il canto, svelare agli uomini gli aspetti più scuri, silenziosi, doppi, dubbi, sfuggenti, contrastati della realtà e persino del futuro, come quella del più anziano poeta dei cantastorie siciliani: Ignazio Buttitta.(…) e le  poesie di Franco anche quando dal tono autoriflessivo non sono centrate sul sé, sull’intimo sentire ma diventano tali proprio perché scoprono, indagano, “trovano” (direbbero gli antesignani medievali troubadours) gli aspetti più impervi della realtà di disoccupati ed emigranti, di pensionati con la minima, di Matmark e dei disastri ambientali, di Militello in Val di Catania e di Milano, di Valarioti, Pio La Torre e altri morti per mafia, di Pinelli, del terrorismo, di Ustica e delle stragi di stato, del piccolo Nico che perde gli occhi in un agguato criminale.  E non è un caso che, con amore ed esaltazione, Franco abbia dedicato Occhi per Nico al piccolo amico ammiratore Alessandro Daniele che da cieco “ipervedente”  regala lui i cartoncini su cui il poeta-cantastorie realizzerà molti dei disegni ora qui pubblicati per la prima volta (...) In questi disegni, da lui e da me intrecciati alla sequenza delle poesie come su di un binario parallelo, la pittura più narrativa che scorre illustrando le scene delle storie presentate si mescola a quella in cui Franco cala giù la maschera svelandoci, di volta in volta, le sue angosce, le gioie, il suo amore, le incertezze, il pentimento, le sue sensazioni, i sogni, la nostalgia per una Sicilia fatale (‘N Sicilia si campa cchiù assai), a volte mortale come quella Signora M solo per un istante catturata e sconfitta in quel Cannolu (a Milanu)gustato con eterno piacere nella pasticceria di via Solari. Questo libro, quindi, è rifrangente, polifonico, bizzarro, contrastato: letti e riletti anche in modo random i versi di Franco ci porgono sfumature sempre nuove e diverse dell’amaro e del dolce, del tragico e del comico, del reale e del virtuale, del chiaro e dello scuro come in un caleidoscopio(…).  Pensu, chiudu l’occhi e scrivu è, complessivamente, un invito delicatissimo a non tirar via, a soffermarsi e a ragionare perfino sulle cose più piccole, ovvie, scontate ma che piccole, ovvie e scontate non sono. È un invito a non lasciarci trascinare dal vortice superficiale, ingannevole, consumistico, alienante di questa “nostra” storia. (...)

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ALCUNE POESIE SCRITTE E LETTE          DA  FRANCO TRINCALE

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PENSU, CHIUDU L'OCCHI E SCRIVU
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LI VICCHIAREDDI C'A MINIMA
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MI PIACE
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LU ME TESTAMENTU
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LA SIGNORA M
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U PONTE DU STRETTO DI MESSINA
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Un'altra poesia inedita di Franco Trincale, ma non presente nel libro


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