Intervista ad Agnese Monaldi

 

Improvvisar poesia,cantare a poeta,cantare l’ottava

sono le espressioni più usate per definire una particolare forma di produzione diffusa nell’Italia centrale, nel Viterbese, nell’Agro Romano, in Abruzzo e, soprattutto in Toscana.

Attualmente nel nostro paese il fenomeno è circoscritto all’Italia Centrale con un discreto numero di poeti che si tramandano schemi metrici tipici dell’epica cavalleresca.

Oggi l’arte di improvvisare è portata avanti quasi esclusivamente da uomini.

Unico esempio storico di espressione poetica femminile lo incontriamo in toscana. In una pubblicazione che risale al 1875 di Francesca Alexander[1] dove emerge la figura di Beatrice di Pian degli Ontani, improvvisatrice analfabeta, figlia di un tagliapietre del Melo, piccolo villaggio di montagna nei pressi dell’Abetone.

Dotata di una memoria prodigiosa, pur non conoscendo la scrittura, Beatrice, fin dalla più tenera età, componeva versi e cantava mentre portava al pascolo le pecore. Essendo molto bella il ricco proprietario del paese, Matteo Bernardi, se ne innamorò e il giorno delle nozze come era in uso a quel tempo, invitò un paio di poeti che improvvisarono in versi. Beatrice in quel momento sentì in se un potere nuovo, si mise a cantare e continuò per un bel po’, tutti rimasero a bocca aperta e lo zio, che l’aveva allevata dopo la morte del padre, le disse “Beatrice tu m’hai gabbato, se avessi saputo com’eri t’avrei mandato in convento!”. Da allora fu lei la poetessa del paese. Veniva chiamata per cantare e recitare ai matrimoni e in tutte le ricorrenze nel raggio di molte miglia e in questo modo la sua fama si propagò. Ballate di sua composizione come La lotta di San Michele col drago, La creazione del mondo, la caduta dell’uomo, La storia di San Pellegrino e molte altre sono arrivate fino a noi.

Così la “poetessa pastora” passò alla storia per merito di un’altra donna Francesca Alexander, nobildonna inglese, innamorata di quei luoghi e del suo popolo, i “montanini” toscani dell’Abetone.

Il volume, ripubblicato nel 1976, rappresenta una parte dell’attività del Centro Studi intitolato proprio a Beatrice degli Ontani e alla sua semplice e innata genialità.

 

 

AGNESE MONALDIè una improvvisatrice in ottava di oggi e rappresenta la continuità di questa tradizione simbolo della creatività e della capacità comunicativa popolare. Nel 2008 a Pomonte (GR) l’abbiamo conosciuta in occasione dell’undicesimo Incontro Internazionale di Improvvisazione Poetica che si svolge la terza domenica di maggio, organizzata dalla LIPE Lega Italiana Poesia Estemporanea .

Agnese è nata ad Allumiere (RM). Sposata e madre di tre figli, vive a Civitavecchia dove svolge attività commerciale. Avendo coltivato da sempre interesse verso ogni forma poetica, da otto anni si cimenta con successo nel canto estemporaneo che nell’ultimo secolo è stato esercitato solo da poeti uomini. Facendo leva sulla volontà di apprendere e praticare, ha iniziato ad esibirsi in una escalation che l’ha portata ai più alti livelli fino a trovarsi a contrastare in rima con i migliori artisti italiani.

 

 

Grazie alla sua disponibilita’, le abbiamo rivolto alcune domande riguardanti la sua attivita’:

 

Quando hai iniziato e quale è stata la motivazione iniziale con cui ti sei avvicinata all’improvvisazione poetica?

- Sono stata sempre appassionata alla scrittura, alla letteratura e all’ascolto dei racconti. Sin da piccola ascoltavo i poeti a braccio che cantavano nelle piazze, fino al momento in cui ho iniziato io stessa ad improvvisare circa dieci anni fa. La motivazione è l’istinto e la passione che sento dentro di me.

Ci puoi descrivere i tuoi primi passi? Hai iniziato leggendo dei testi oppure ascoltando gli improvvisatori?

- I miei primi passi sono stati ascoltando i poeti e rispondere in rima con la mente. Leggere testi, è stato il secondo passo, prediligendo Dante, Orlando il furioso e Torquato Tasso.

Hai avuto dei Maestri?

- Inizialmente no, mi esercitavo da sola, in un secondo tempo ho incominciato a conoscere alcuni poeti, l’unico che per me è stato un maestro è Mauro Chechi.

L’ottava è la forma poetica classica. La regola principale dell’improvvisazione è uno schema metrico fisso che si svolge su una linea melodica che può mutare leggermente secondo le zone.

Cosa ti attrae maggiormente: il canto o la poesia?

- Attribuisco la stessa importanza, sia alla linea melodica che allo schema metrico, privilegiando l’ispirazione.

L’ottava è la forma poetica classica dell’epica cavalleresca italiana, hai letto dei testi o hai avuto una precedente formazione?

- Come precedentemente detto, sono una lettrice assidua dei cavallereschi.

Ci puoi parlare di come è strutturata la rima?

 

- La rima è di otto versi, di cui sei alternati, 1-3-5 2-4-6 l’ultimi due versi sono con rima baciata.

Cosa sono i contrasti?

- Il contrasto improvvisato è un contrasto poetico in cui l’ottava, quasi come in una disfida, assume il ruolo di strumento, di argomentazione contrapposto a quello del contendente.

Ci sono delle differenze tra l’ottava laziale e quella toscana?

- Le differenze sono negli argomenti trattati.

Ci puoi parlare della tua attività nelle scuole?

- L’approccio con gli studenti è molto semplice, si trattano argomenti che di regola impegnano il sentimento ed i valori, rappresentando un mondo che costituisce la radice dei nostri territori e della nostra storia.

Quando ti capita di fare gli spettacoli, la gente conosce già l’ottava rima o è necessaria una spiegazione preventiva?

- L’impatto con il pubblico è immediato, e costituisce una conferma per chi già conosce il mondo dell’improvvisazione, mentre chi per la prima volta entra in questo mondo, ha una sensazione di stupore. Comunque quasi sempre viene data una spiegazione di come è articolata l’ottava di contrasto.

Con quale frequenza fai spettacoli? E dove?

- La frequenza maggiore è nel periodo estivo, nelle feste paesane. I luoghi sono svariati, nei teatri, nelle piazze, nei centri anziani, nelle scuole ecc.

Quando ti esibisci sei sola?

- No, per cantare in ottava rima e fare un contrasto bisogna essere

almeno in due, normalmente siamo quattro o sei poeti.

Fai parte di un gruppo di poeti con cui ti confronti o la tua attività si può definire individuale?

-No, non è individuale, sono fondatrice di un’associazione di estempori cantori.

 

Hai avuto dei riconoscimenti?

- Nell’anno duemilasette, ho ricevuto il premio Vincenzo Cardarelli per la poesia a braccio “La Palma Dell’Eccellenza” consegnatomi da Maurizio Costanzo nella città di Tarquinia.

Questa domanda riguarda maggiormente la tua figura femminile che è piuttosto rara tra i poeti in ottava. Esistono attualmente altre donne improvvisatrici che tu conosci?

- Da anni, nelle varie occasioni, mi trovo ad essere l’unica donna tra tutti gli estempori improvvisatori.